Incontri.

Ricevo questo pomeriggio un invito speciale.

La mia famiglia mi vuole con loro seduta ad un tavolo di una sagra paesana di un quartiere in

quella che io chiamo la mia Città di campagna.

Non accetto subito. Rimarco a lei tutte le volte che ha disdetto i miei di inviti.

Dolcemente, non presuntuosa.

Dolcemente, una figlia ferita.

So bene che non si deve risponde davanti all’aver sentito dolore da chi ce lo procura con

altrettanto male, ma la sofferenza è forte.

Io poi perdono. Per un attimo però me lo devo ricordare il come sono anche fatta.

Perdono. Sempre.

Qualche ora dopo chiamo mamma e accetto l’invito a cena.

Il pomeriggio che ho trascorso non lo avevo in programma. Viverlo mi ha resa divinamente

felice. La sera poi incontro dentro le mura di una stanza vicina ad una carinissina Chiesa,

vicina alla mia famiglia, un uomo che ricorda la mia infanzia. Mi emoziono. Ritorno

guardandolo, bambina!!! E’ l’uomo, figura quotidianamente presente, più di mio padre in

quegli anni, che guidava il pulmino giallo, per portarmi felice all’asilo!!! Penso. E’ uguale. Sono

passati trent’anni !!

Poi mi sorprendo di nuovo!! e dico ai miei “E’ LEIII!!!” E’ la donna malata gravemente, forte e

che ama la Vita che in un giorno dell’estate di due anni fa conosciuta nelle mie giornate sola al

mare. E’ lei che mi ha ispirata guardandola camminare, scrivere una poesia poi un anno dopo

in un libro pubblicata. Le vado incontro! Baci! Baci! E un abbraccio forte unisce i nostri corpi!

Quell’unione, in questa sera magica, dove la pioggia è cornice, per me la vera poesia.