A 16 anni mi disegno sulla pelle il fuoco.

Fuoco diviso da un lampo.

Fuoco che rappresenta il bene e il male. Io che penso adolescente che non esista una Vita senza provate queste due sensazioni dentro la pelle.

A 16 anni ero una Ragazzina saggia, me lo dicevano in tanti. Io non ci credevo.

A 32 anni oggi sono una Ragazza saggia, lo riconosco.

Ascolto. Penso e parlo Meglio. Leggo molto, attirando a me libri che rappresentano il mio pensiero. E poi mi piace condividere… Ecco, anche come:

“Questo è un concetto che la cultura occidentale ha dimenticato: tutto è uno! L’idea della dicotomia è profondamente sbagliata e niente meglio di un grande simbolo cinese, la ruota dello yin e dello yang, rappresenta la vita: l’universo è l’amornia degli opposti, perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è sole senza luna… non c’è bene senza male! E questo simbolo è perfetto perché il bianco e il nero si abbracciano e all’interno del nero c’è un punto del bianco e all’interno del bianco c’è un punto del nero. Pensa ad una faccenda sulla quale non riflettiamo mai, noi che perseguiamo il piacere in ogni modo: non c’è piacere senza sofferenza e non c’è sofferenza senza piacere. Solo quando capisci questo godi del piacere e accetti la sofferenza! Noi non accettiamo che la nostra vita abbia in sé la sofferenza. Non l’accettiamo, non ci piace! E allora pasticche contro questo, iniezioni contro quell’altro, droga, gioie effimere… per nascondere la verità che è accanto al piacere: la sofferenza. […] La cura è un’altra. Non è la cura, è la guarigione che cerco, e la guarigione è la ricostituzione dell’equilibrio.”

 Tiziano Terzani tratta da “Anam. Il senzanome.
senza nome