Capacità dell'Anima.

“Le Upaniṣad sono dei testi ad uso di coloro che partecipavano ai riti religiosi propri del Brahmanesimo. Essi compendiano le riflessioni filosofico-religiose sugli stessi riti, questi ultimi fino a quel momento organizzati e interpretati lungo la tradizione segnata dai Veda, dai Brāhmaṇa e dagli Āraṇyaka.

« Viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza. Pone domande radicali. Di fronte all’abisso anela alla liberazione e alla redenzione »
(Karl Jaspers. Origine e senso della storia)
In questo quadro storico la risposta che le Upaniṣad offrono al destino dell’uomo, nella sua vita e dopo la morte, è duplice e comunque segnato irrimediabilmente dalla sua condotta: da una parte egli può seguire la “via dei Padri” (piṭryāna) e rinascere in questo mondo, oppure, ma solo se conduce una vita ascetica rinunciando agli obiettivi “mondani”, mirare alla “via degli Dei” (devayāna).

L’uomo modella il suo destino come un “orefice” il suo gioiello, perfezionandolo e rendendolo più bello.

« Come un orefice prende la materia di un gioiello e con essa foggia un disegno nuovo e più bello, allo stesso modo questo ātman scrollandosi via il corpo e rendendolo insensibile, ne foggia una forma nuova e più bella, quella di uno dei padri (piṭr) o di un gandharva o di un deva o di Prajāpati o di Brahmā o di altri esseri »

Secondo la filosofia giainista, tutte le anime sono intrinsecamente pure, in possesso delle qualità di infinita conoscenza, percezione infinita, beatitudine infinita e infinita energia. Quando sono associate agli esseri senzienti, le anime perdono la purezza primeva, trascorrendo nel ciclo delle vite, contaminate e ostacolate, a causa del karma. L’anima è associata al karma per l’eternità del tempo senza inizio. Questa schiavitù dell’anima è spiegata nei testi giainisti, per analogia con il minerale dell’oro, che, nel suo stato naturale, si trova sempre allo stato grezzo, di commistione con altri materiali metallici. Allo stesso modo, lo stato idealmente puro dell’anima è sempre intrinsecamente permeato dalle impurità del karma. La liberazione dell’anima dalle impurità del karma, può essere raggiunta – come quella dell’oro – applicando i giusti metodi di purificazione. Nel corso dei secoli, i monaci jaina hanno sviluppato un corpus ampio e sofisticato di letteratura che descrive la natura dell’anima, i vari aspetti del karma, e le modalità e gli strumenti per raggiungere moksa.

Un filosofo gianista, Virchand Gandhi descrive il karma così:- “Tutte le anime non liberate, quando trapassano da una vita all’altra, portano con sé il corpo carmico, che è invisibile e sottile. Questo corpo, a seconda delle energie carmiche che trasporta, attira le particelle di materia, necessarie per formare il nuovo corpo fisico. Gli organi dei sensi, parola e mente si formano in base alla capacità dell’anima di collazionarli, attraverso le sue connessioni carmiche. Così si ri-nasce nei mondi infernali o celesti. La mente include i desideri, le emozioni, l’intelligenza, il pensiero. Secondo i gianisti, l’anima in forma pura ha infinita conoscenza e potere. Queste facoltà sono ostruite dalla schiavitù carmica.”