Grazie al regalo nel giorno del mio trentatreesimo compleanno lo scorso inverno ho ricevuto due doni, in due momenti diversi. Il primo in un’attimo fugace rubato al tempo ed il secondo oggi nel momento in cui la primavera sta arrivando. Quel giorno, un libro dal titolo “Fa bei sogni”. Il secondo la scoperta del suo autore. Ed oggi “L’ultima riga delle favole” è tra le mie mani. Libri firmati entrambi Massimo Gramellini.

In quest’ultimo si narra una storia di un’uomo, come tante altre persone che

sulla terra non crede molto in se stesso e continua a subire l’umore della vita, sicuro di non poter fare niente per cambiare le sue giornate. Accetta tutto così come gli si presenta dinanzi. Una sera, però, il protagonista si ritrova proiettato in un posto che non conosce, ma che riaccende in lui la curiosità che aveva perso da tanto tempo.

E’ così che comincia il viaggio simbolico che conduce il protagonista de “L’ultima riga delle favole” ad una serie di incontri e di strane avventure, affinché lui riscopra il proprio talento e la realizzazione dell’amore. Un amore rivolto prima a se stesso e poi agli altri.

Una favola moderna, adatta a tutti, che vuole divulgare un messaggio di speranza.
Massimo Gramellini cerca, infatti, di rispondere alle domande che ripetiamo ossessivamente fin dall’infanzia nella nostra testa. Qual é il senso del dolore? Esiste l’anima gemella? In che modo la vita di tutti i giorni si trasforma dai sogni o in sogni?

“Lei è la tua anima, mica un’accidente. Se non te ne innamori, non amerai mai niente.”

“Innamorarmi della mia anima? E come si fa?”

“Ti do un indizio. Ricomincia dall’inizio.”