Murali_Krishna

La Bhagavad Gita, ha il valore di un testo sacro. Dal sanscrito “Canto del Divino”. L’unicità di questo testo, rispetto ad altri, consiste nel fatto che in esso non viene data un’astratta indicazione del Bhagavat, ma questa figura divina è un personaggio protagonista che parla in prima persona, e fornisce la possibilità di una sua dottrina. Il poema è suddiviso in 18 canti.

Attraverso i 18 capitoli della Bhagavad Gītā, Krishna – incarnazione di Dio ed identificabile con l’Ātman, ovvero il proprio Sé più profondo ed immortale – indica ad Arjuna le tecniche mistiche (yoga) per liberarsi definitivamente dal ciclo delle nascite e delle morti ed ottenere la liberazione.

Dopo una lunga analisi sui concetti di Anima, religione, dharma e su altri concetti che formano il fondamento della filosofia indiana, ad Arjuna viene inoltre spiegata l’importanza dell’azione senza attaccamento al risultato e viene descritto il bhakti yoga, l’unione con Dio attraverso l’amore e la devozione come unico mezzo per raggiungere la perfezione e la mokṣa:

« Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere ‘Me’, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono ‘Io’. E colui che diviene pienamente cosciente di ‘Me’ grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio. »
(Bhagavad Gītā, XVIII, 55)