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Ci sono Amori e Amori.

Ci sono Amori con Uomini che come sinonimo fanno Attenta Presenza e ci sono Amori vissuti con Uomini dai modi Fantasma. E non inteso come Entità sovrannaturali che ti vengono a trovare senza bussare alla porta, bensì Uomini in carne e ossa, che Non si fanno trovare dietro a quella porta. La porta che conduce all’Amore. Uomini che fuggono, che vorrebbero esserci e non ci riescono e così si scusano. Scusarsi di cosa poi? Anche io sono stata Una presenza modalità Fantasma in altre relazioni e non solo sentimentali e comprendo che non è l’assenza che fa la differenza bensì la qualità dell’essere presenza senza vomitare addosso la propria tristezza e soprattutto il non poterne stare senza. Nascondersi con la maschera della Paura non è segno di vivere un’età matura. E’ il bambino che ha paura.

Di Uomini Fantasma ne ho conosciuti due. Per entrambi ho perso in tempi e modi differenti la Testa. Mi prendo le mie percentuali di essere causa del loro funzionamento. Per entrambi ho pianto molto. Moltissimo, mentre mi recitavo tra singhiozzi e stomaco vuoto “tutto questo dolore un giorno ti sarà Utile” “tutto questo dolore un giorno ti sarà Utile”. E’ sempre arrivato quel giorno. E’ sempre arrivo Altro riempire anche quando tutto cercavo tranne che di colmare. Concludo scrivendo un’affermazione del Buddha “Lascia andare. Lascia spazio ad altro. L’Universo ti riempie”.

Amori, quelli, che con le loro non presenze, ops -loro assenze- mi fanno recitare queste parole:

“Ci sono amori senza paradiso.
Solitudini che seccano sul grembo
come macchie di parto.
Lui ha messo il suo cuore sotto spirito.
Lei adesso è immortale.
Un altare, una statua,
una icona.
È qui per restare:
sole che nasce all’incontrario,
bocca magica che vomita gigli.
È una madonna azzurra
che brilla sopra il nostro letto.
Ci scruta in silenzio. La bocca dolorosa,
immobile come la luna.
È un geyser che schizza su un continente buio.
Nel suo stomaco fermentano semi,
frumento, bulbi di fiori pronti ad esplodere.
Una divinità preistorica:
corpo di marmo
senza ombelico,
senza padre, né madre.”

Sylvia Plath